Sono nato nel '76.
Gli anni '80, quelli della mia infanzia, li ricordo come quelli del boom dell' eorina: giocare nei parchi era un pericoloso esercizio di disobbedienza verso i genitori, ti ritrovavi a calpestare l'erba scansando mucchi di siringhe.
Gli anni '90 li ricordo come quelli in cui, cazzo, si era grandi ormai, capaci di discorsi filosofici, grandi speranze e nobili intenti, ma allo stesso tempo si era piccoli, tanto da non sentire pressioni di tempo, di responsabilità e problemi incombenti.
Il primo decennio del 2000, questo, che porca miseria è quasi del tutto andato, è corrisposto al prendere coscienza della realtà delle cose, lotte interiori con fantasmi e imprevisti, cadute e risalite, crisi interiori e crescita.
Sono nel 2009, l'anno che prannuncia la grande crisi globale, quella del crollo dei mercati finanziari, quella dello sbugiardamento delle grandi logiche dettate dai principi della macroeconomia.
Certo, se pensi che nel secolo scorso il primo cinquantennio è stato caratterizzato dalle due grandi guerre allora c'è di che essere ottimisti e, a proposito, in tv, il governo e i suoi rappresentanti di turno, parlano di ottimismo, ottimismo come arma per combattere la grande crisi e mi viene in mente lo slogan di una pubblicità di qualche anno fa...