Un punto a favore della convivenza: un venerdì sera anonimo, noia che ti trascini dietro dal pomeriggio, due bottiglie di vino, un coinquilino.
Le chiacchiere che avresti fatto in un pub stando a casa, quelle tre ore di svago senza fare tardi.
La sveglia è alle sette e mezza.
Domani sabato, la giornata più incasinata della settimana al lavoro.
C'era questa festa di compleanno, c'erano una casa e delle persone che vuoi per un motivo vuoi per un altro si sono ritrovate lì.
Finchè c'è stato da bere e da mangiare è andata liscia, poi la voglia di bere è diminuita e vuoi o non vuoi dei discorsi sono dovuti venire fuori.
Bene io ho preferito continuare a riempire il mio bicchiere mentre ascoltavo un ragazzo parlare di crisi economica, crisi che si riflette sulle sue tasche, si sa, la vendita di immobili è calata e lui che ha una piccola impresa edile ne risente, del resto la sua cintura yves saint laurent la dice tutta, ma se non bastasse c'è la sua subaru con tanto di tettuccio apribile che ne avrebbe di cose da raccontare a proposito della crisi.
C'era un ragazzo, grosso eh, che lui fa sport di quelli duri eh, anche intelligente per carità, che lui le donne le tiene tutte calamitate a sè ed io lo guardavo e mi chiedevo che cavolo ci avrà avuto mai questo qui che ha un testone grande e una magliettina che recita qualcosina che non ricordo e apre bocca per fare allusioni riguardo alla sua forza fisica con la quale potrebbe persuadere chicchessia a fare ciò che lui vuole.
C'era il ragazzo timorato di Dio, che lui l'abbiamo tirato giù dal letto per portarlo alla festa e di starsene lì proprio non ne voleva sapere, e allora via con una rivista sul risparmio energetico.
C'era la padrona di casa che mi raccontava di locali alla moda e c'era la donna un pochino più matura che faceva pendant con l'uomo attempato, almeno fino a quando questi non è andato via e allora giù con il ragazzetto che più di tutti soffriva la crisi economica che, in fondo anche se da due punti di vista completamente differenti, condividevano lo stesso campo lavorativo.
C'era la festeggiata che è mia coinquiina da ormai non so quanti anni (Auguri A. ) e c'era l'altro mio coinquilino desideroso di tornare a casa.
C'ero anche io.
A rotazione cambiavo di posto nella speranza di trovare un angolo della stanza più consono, ad ogni sigaretta che andavo a fumare fuori tentavo la ruota, il mio bel bicchiere di vino, mai pieno per la verità, da vuotare e buh io guardavo e interagivo.
La festa ad un certo punto è finita.
Di ritorno a casa rimuginando sul problema della crisi e benedicendo Dio per il fatto che da domani avrò di nuovo un contratto a tempo determinato che mi porterà sotto la pioggia per sei ore e mezza al giorno arriva l'illuminazione della giornata.
"Devo ancora rispondere a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri su fesBuK!"
P.s Naturalmente Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale...ma anche no.
P.p.s Naturalmente alla mia coinquilina e alla padrona di casa voglio tanto bene, le conosco da tantissimo tempo...e poi chi lo sa...metti che un giorno dovessero leggere queste pagine...
bon nuit
P.p.p.s Alle 15 di oggi ricomincio a lavorare....venti giorni di riposo sono passati...che dire...buona fortuna Fà.
Ho pensato di stare dormendo quando ho appreso della partecipazione di Manuel & Co. alla kermesse musicale(?!) nazional-(im)popolare e invece sveglio ero sveglio e la notizia è reale.
Ho pensato di essere sveglio stanotte quando ho sognato la loro performance live dal palco dell'Ariston e invece era e, credo, rimarrà un sogno, ma che sogno!
Il documento video che segue è un estratto dell' elaborato onirico della mia mente.
Testo de "Il Paese è reale" e stralcio di un'intervista su rockit Video de "Il Paese è reale"
Quel contatto chimico che collega i miei pensieri alle dita deve essersi dissolto, quell'impulso di scrivere che periodicamente bussa alla mia porta non si fa più sentire.
Forse una bella sbronza risolverebbe il problema, forse è che se gli eventi non mi stravolgono dall'interno quella finta maschera da persona accomodante e tranquilla finisce col bloccarmi e questo è un vero peccato perchè vorrei fissare in queste pagine epifanie (di joyciana memoria che nulla hanno a che fare con le feste appena passate) che, con sempre maggiore frequenza, si sono palesate in questi giorni.
E non era, amore mio, l'effetto di qualche sostanza stupefacente a lasciarmi un pò intontito quella sera a casa mia mentre mi parlavi del Natale imminente, mentre mi manifestavi chiaramente che te ci saresti venuta con me a quel pranzo se solo io avessi avuto la decenza (indecenza dal mio punto di vista) di chiedertelo.
Il primo velo si squarcia.
Quel silenzio obbligato che da sempre accompagna tutto ciò che riguarda la mia famiglia è solo il modo (l'unico che conosca) di affrontare la situazione, infantile se vuoi ma, amore, diventiamo tutti un po' bambini indifesi quando ci troviamo di fronte a cose che sembrano più grandi di noi. Quel silenzio è un compromesso che riesco a gestire abbastanza bene.
Spingendo lo sguardo oltre quel sottile velo vedo, forse per la prima volta, come innaturale e difficile da accettare possa essere una situazione del genere. Spostando il punto di osservazione, realizzo quante perplessità possano suscitare i miei comportamenti e realizzo la solidità di un amore che è in grado di spingersi oltre quelli che potrebbe essere i dubbi una donna di ventiquattro anni.
E, ancora, non era l'effetto della sopra citata sostanza stupefacente quello che mi ha riscaldato il cuore il 31 dicembre.
Si squarcia il secondo velo.
E' proprio vero che per essere felici non servono chissà quali grandi cose e vederti contenta e quasi eccitata mentre facevamo i preparativi per il cenone mi ha trasmesso un' iniezione di tenerezza, di quelle che solo la persona amata può infonderti.
E, amore mio, non è stato l'effetto del bicchiero di vino preso seduti al tavolino il 6 gennaio a scuotermi mentre ti blateravo, sull'onda di uno scherzo iniziato durante un precedente aperitivo, che il tuo tempo stava per scadere.
La fermezza e la tranquillità con cui mi guardi negli occhi mentre mi dici ti amo mi disarma.
E anche se questi veli ormai squarciati sono, colpa la quotidianità, lo stress, la vita frenetica, come la tela che un ragno, instancabile, continuamente riaggiusta ho la consapevolezza di quello che siamo in questo momento.
Quello che vorremo essere, decidiamolo insieme.
Ben arrivato 2009.