...e se fossimo noi ad esser sbagliati e se fossimo noi pazzi e malati hai il coraggio o no? Cose semplici e banali per riconciliarmi con gli anni sprecati e dentro ci sei tu...
Manifestazioni di piazza. Scuole e Università Occupate. Cortei e Assemblee.
Titoli cubitali sui giornali: Vetrine Vuote come Vuoti sono gli Articoli che vi seguono.
Servizi ai Telegiornali: botta e risposta tra quel politico e l'altro. Numeri. Immagini. Anestetizzato da tutto questo gran vociare mangiavo la mia pizza quando un inatteso momento di silenzio ha permesso ai miei neuroni di stabilire quel paio di connessioni sinaptiche sufficienti per pormi "La Domanda", che poi è sempre la stessa in questi casi, e cioè: "Ma di cosa stanno parlando? tutto questo gran polverone a cosa è dovuto?" Risposta: Ah si, il decreto, la legge, insomma la riforma della scuola. Dai ne hai sentito parlare Pop no? non si fa altro che parlare di questo ormai" Silenzio...poi improvvisa "La Seconda Domanda": "Ma in che consiste 'sta riforma? perchè se ne fa un così gran parlare?" E qui devo confessare che ho inziato a scervellarmi, cercavo di ricordare se mai ne avessero parlato in dettaglio, con la memoria ho cercato di tornare indietro giorno dopo giorno, telegiornale dopo telegiornale a quello che doveva essere il nodo del discorso, il centro di tutto questo gran polverone...niente. Vuoto. Zero.
Armato di mouse e tastiera ho invocato San Google e via la serata mi è passata così tra ricerche e letture.
Adesso ho abbastanza chiaro il contenuto di questo famigerato decreto, ho ancor più chiaro il motivo e lo scopo del casotto: disorientare e anestetizzare le menti, un pò come era accaduto a me...spostare il discorso dai contenuti alla forma... Mille voci e schiamazzi a volte raggiungono lo stesso scopo del silenzioso più omertoso.
Se ne avete abbastanza delle mie considerazioni sconclusionate vi consiglio di fare un giro Qui .
PopKillsOurSouL Scritto alle 23:26 di mercoledì, 22 ottobre 2008 in:the lie of the world
Disorganizzazione totale al lavoro, coinquilino rompiballe che si ricorda di dover lavare i panni sempre e solo quando li sto lavando io, vigile stronzo senza un cazzo da fare nel pomeriggio.
Poi leggo l'oroscopo di oggi e capisco che non poteva che essere una fottuta giornata del cazzo.
Cancro (21 giugno - 22 luglio)
A luglio è morta una delle icone della cultura popolare indonesiana. La ultracentenaria Mak Erot era famosa per la sua capacità di aiutare gli uomini ad aumentare le dimensioni del loro pene. Secondo la versione ufficiale, usava solo erbe e preghiere, ma girava voce che avesse dei poteri soprannaturali. Sarà lei la tua santa patrona di questa settimana, Cancerino, anche se sei donna. Invoco il suo intervento – e spero lo faccia anche tu – per aiutarti a ingrandire e a rafforzare il tuo fallo interiore, cioè la volontà di realizzare i tuoi sogni.
Buona pace a Mak Erot (e ai suoi "poteri soprannaturali") e buona settimana a me.
*Sono stanco di invecchiare
sostenere ciò che muore
di sorridere alla gente
con un parrucchino al cuore
è dura se sei Silvan
è dura essere Silvan
esser sempre divertente
sai non è più divertente
ma ho perduto la magia
per sparire tra la gente
L’esigenza di unirmi ogni volta con te
E ogni volta mostrare la mia vanità
Come dolce follia
S’interessa di me
Ma se è amore perdonami
perché unendo divido anche il mondo a metà
Forse è un angelo che si diverte così
Miele nel vino tu sei
Piccola venere
L’indifferenza ti fa
Altissima
E chiamai disordine
Quelle armonie in me
Credevo all’abitudine
Le parole amore mio
Serviranno a fingere
Che voglia non ho più di te
I discorsi che faccio quando sto con me
Sono esempi perfetti di banalità
Se non parlo con te
Se non parlo di te
Ogni istante decidere
Ma il mio corpo è imperfetto e non basta più a sé
E’ una sete che so
Non mi lascerà più
Miele nel vino tu sei
Piccola venere
L’indifferenza ti fa
Altissima
E chiamai disordine
Quelle armonie in me
Credevo all’abitudine
Le parole amore mio
Serviranno a fingere
Che voglia non ho più di te
di te…
5 Ottobre 2008
Me la gioco così, musica e parole del concerto appena visto, descrivono bene quest'anno passato, descrivono bene il tempo intercorso da quando, quel giorno di agosto, ti ho sorpresa a guardare il telefono, Tu immobile, vicina alle scale della stazione. Quel frame è ancora vivido nella mia testa, così come vividi sono tutti i momenti che ci hanno condotto in un pomeriggio di un anno fa nel campo in cui decidesti che quel "ti voglio bene", che sapevi con dolcezza sussurrarmi e talvolta con disperazione gridarmi contro, non poteva più bastare.
E come può bastare adesso un piccolo pensiero, un gesto o qualsiasi altra cosa a descrivere quello che significhi per me.
La suggestione creata da musiche di violino e timpani ovattati, lo splendore di una serata vissuta insieme, forse riescono a dare una pallida immagine di quello che ho dentro.
Io a quel "per sempre" ci voglio credere. Ti amo.
Amplifico e smorzo tutto.
Ad essere sinceri amplifico e basta, nel bene o nel male, in positivo o in negativo.
E' un modo di percepire il mondo a seconda di strane maree emozionali che non seguono un andamento ciclico regolare.
Lo stato di quiete può durare giorni, mesi per poi essere spazzato via da correnti improvvise e casuali.
Una lettura, una riflessione scatenata dalla vista di qualcosa o anche una semplice frase possono essere l'innesco del sali e scendi che mi coglie e mi vede osservatore solidale.
E' più o meno così che la quiete, apparente, di questi mesi è stata rotta da uno di questi alti.
D'improvviso tutto mi è stato chiaro, sapevo molto bene cosa fare, come farlo e sopratutto perchè.
(Ndr. Tu che leggi, no, non tu, Tu, sappi che stavo pensando a Te e che avrò modo di parlartene e di farmi capire.)
Dall'alto del mio stato di grazia, non so bene perchè, non so neanche bene il come sono scivolato giù. Caduto.
A pensarci bene è come se nei giorni scorsi mi fossi sentito vuoto, poi in un momento la consapevolezza di come porre rimedio alla situazione e infine la sensazione di come questi vuoti siano stati, per motivi del tutto slegati dal pensiero di partenza, riempiti da qualcosa che lascia dietro di sè solo una eco flebile e fastidosa.
Perdere quasi due ore constatando la pochezza di alcuni, assorbire una piccola ed effimera delusione, incrociare qualcuno che conosci perso, irrimediabilmente in discorsi che sono sempre quelli in qualunque momento e situazione della giornata, rincasare e notare gli spiragli di luce che attraversano i telai delle porte chiuse, quasi come si fosse topi ognuno nella propria tana, mettere a tacere lo stomaco che brontola e infine toccare il fondo davanti a tale visione
L'artefice di questa opera contemporanea è di sicuro un genio, peccato abiti a casa mia...