L'afa dei giorni scorsi ha lasciato il posto a temporali, pioggia, e aria fresca.
Cerco di capitalizzare le ore "libere" di studio e aspetto il fine settimana per potermene stare un po' con lei.
La città è invasa dalle farfalle.
Il caldo è di quelli estivi.
Prime grandi delusioni sul lavoro che svelano, esattamente per come sono, le persone che in questo anno ho sempre lodato e stimato.
Peccato per l'ambiente che mi piaceva, peccato per il periodo che è quello che è ma ben venga l'aver aperto gli occhi subito, prima dell' estate imminente: potrò esimermi dal fare i salti mortali e trascorrere il periodo caldo facendo il minimo indispensabile per portare a casa lo stipendio.
"Elettronica" mi uccide ma risorgerò.
E questo è quanto.
E' la guerra dei poveri.
Continuiamo a portare avanti le nostre vite, nel modo più normale possibile, cerchiamo di riempire di musica, parole, emozioni quei momenti in cui le grida di dolore e di disperazione ci assalgono dall'esterno; mostriamo solidarietà: cinque minuti. Ci rituffiamo nelle nostre vite provando a dimenticarci di quello che c'è intorno.
welfare, paese reale, crisi economica: ancora ho il mio lavoro, si può superare.
E se capitasse a me? e se fosse la mia, la disperazione urlata, che a malapena entra nella testa degli altri per cinque minuti e poi svanisce?
E se fossi io a dover fare i conti con tutto questo?
Sono pronto? Siamo pronti?
doppio titolo, unico post.
Giorni tormentati, di quelli che periodicamente riaffiorano.
Notti insonni divorato da pensieri che, con tanta maestria, seppellisco nel profondo.
A costruirci sopra una casa rimarrebbero sempre lì e puntualmente sbucherebbero fuori in maniera random.
La questione è delicata e complessa.
Dentro ci sono rapporti familiari compromessi, insicurezze, scelte di vita, domande (mai) poste e tante di quelle cose che, pensavo potessi controllare ma, mi sono sfuggite di mano.
Quando tutto ha avuto inizio io non riesco neanche più a ricordarlo e probabilmente, ormai, non ha neanche molta importanza. Il punto è che per quanto riesca a muovermi,per quanto faccia per guardare avanti, rimango fermo, immobile.
Paralizzato, inerme, se vogliamo inerte.
Chiudo gli occhi e cerco di immaginare ancora una volta la strada come l'avevo immaginata per me.
C' era un tempo in cui ero sicuro, l' errore forse stava nell' avere un quadro incompleto, era come guardare l' orizzonte ignorando che oltre ci sarebbe dovuto essere qualcos'altro e adesso sono fermo a pochi passi dal punto che avevo immaginato, nella difficoltà oggettiva di raggiungerlo. Superarlo.
Che ne sarà di me?
Quale sarà la strada e, sopratutto, dove mi porterà?
Queste sono domande che per non minare la mia, almeno apparente, tranquillità cerco di farmi sottovoce.
A farsele sottovoce, nel brusio generale che quotidianamente ci circonda, c'è di buono che non si sente niente e passano i giorni e sei sereno, ti guadagni da vivere, mandi avanti tutto e hai un obiettivo davanti a te.
Di contro quell' obiettivo rappresenta le tue Colonne d' Ercole che limitano il tuo raggio d'azione, limitano le tue possibilità e ti danno quella finta sicurezza che giorno dopo giorno ti uccide.
E' strano, da sempre affermo che scrivere ha su di me un potere terapeutico. E' un modo per zittire il rumore esterno e tuffarmi dritto in quello che sento nel profondo ed è ancora più strano è rendermi conto, adesso, di come avevo iniziato il post ponendomi una determinata domanda e di come la risposta sia in fondo così vicina, così chiara e ancora così univoca.
Volevo scrivere di scelte da fare, di decisioni da prendere, di pro e contro da valutare, di come fosse più facile fare qualcosa e di come allo stesso tempo fosse difficile da spiegare.
La risposta è qui.
Non mi mancherà il coraggio, la forza di volontà neppure: attraverserò, presto, le Colonne d' Ercole e saprò cosa mi aspetta portando, al di là, tutto quello che mi rende felice e vivo.
Un passo alla volta e mi mancano solo tre passi.
Bandabardò
03-04-2009
Tanto per riassaporare quelle atmosfere che solo i concerti ti possono dare.
La bella scoperta dei Joy Formidable .
La sua faccia un pò spaventata e un pò divertita quando sparivo sotto al palco e riapparivo per tirarla al centro del "pogo".
Biblioteca, lavoro, casa, letto.
A volte inverto il lavoro con la biblioteca e il letto con la casa ma in sostanza queste sono le attività principali di queste settimane che scivolano via a grande velocità.
Il sole dei giorni passati mi ha spinto a frequentare parchi affollati di persone che, come tante lucertole, sembrano non vedere l' ora di crogiolarsi sui prati.
Le ore serali disconnetto tutto e mi cimento con il mio nuovissimo sistema operativo: Mandriva 2009.1 è da sballo e di Windows non sento affatto la mancanza.
Chi mi manca è Lei, ma so che domani ci rivedremo e tutto sommato, per stasera, può anche andare bene così.
Sono nato nel '76.
Gli anni '80, quelli della mia infanzia, li ricordo come quelli del boom dell' eorina: giocare nei parchi era un pericoloso esercizio di disobbedienza verso i genitori, ti ritrovavi a calpestare l'erba scansando mucchi di siringhe.
Gli anni '90 li ricordo come quelli in cui, cazzo, si era grandi ormai, capaci di discorsi filosofici, grandi speranze e nobili intenti, ma allo stesso tempo si era piccoli, tanto da non sentire pressioni di tempo, di responsabilità e problemi incombenti.
Il primo decennio del 2000, questo, che porca miseria è quasi del tutto andato, è corrisposto al prendere coscienza della realtà delle cose, lotte interiori con fantasmi e imprevisti, cadute e risalite, crisi interiori e crescita.
Sono nel 2009, l'anno che prannuncia la grande crisi globale, quella del crollo dei mercati finanziari, quella dello sbugiardamento delle grandi logiche dettate dai principi della macroeconomia.
Certo, se pensi che nel secolo scorso il primo cinquantennio è stato caratterizzato dalle due grandi guerre allora c'è di che essere ottimisti e, a proposito, in tv, il governo e i suoi rappresentanti di turno, parlano di ottimismo, ottimismo come arma per combattere la grande crisi e mi viene in mente lo slogan di una pubblicità di qualche anno fa...
Semplicemente Afterhours.
Coraggiosi ad andare in quel contenitore televisivo. Coraggiosi ad andarci freschi di rottura con la Universal e quindi senza casa discografica alle spalle ma sopratutto coraggiosi nel mettere alla mercè di tutti un piccolo pezzo capolavoro. Quattro minuti che hanno provato a squarciare il qualunquismo, e poi di nuovo "il paese sa affondare/ tutto intorno a te a ballare"
Da quando sto con Lei ho scoperto (ho imparato, mi ha insegnato) tante cose che, neanche lontanamente avrei mai immaginato, di scoprire (imparare, farmi insegnare). Dall' importanza di abbinare i colori quando ci si veste (confesso che prima adottavo la teoria del "quel che c'è sotto non si vede: i primi due calzini e le prime mutande che saltano fuori dal cassetto le metto) alla modalità di preparazione di diverse torte e dolci (colmando, così, le mie lacune culinarie) spaziando per un' infinità di altre piccole e grandi cose che non sto qui ad elencare.
L' altro ieri ho imparato che l' odiata (per lo meno da me) festa di S.Valentino può assumere connotati inaspettati e un significato profondo.
Ed è stato così inaspettatamente che il significato si è palesato mentre seduto su una panchina, consumavo il mio panino, nei primi cinque minuti della mia pausa pranzo.
Cose che già sapevo, cose che, come le cose che si sanno, a volte si danno per scontate, cose che fanno la differenza.
Sei, per me, "la differenza".